Corpi
Gli organi di stampa amano parlare all'uomo che conta e raccontare storie "importanti".
ReteZero, invece, chiede ai giornalisti di dare voce agli abitanti dei molti mondi paralleli che ci circondano. Persone su cui siamo abituati a sparare sentenze, senza sapere in realtà quasi nulla di loro. CORPI è la prima raccolta di testimonianze che ReteZero ha voluto dedicare a questi cittadini dell'ombra.
Dodici corpi che si raccontano a dodici penne: dalla bic alla MontBlanc. Ognuna di queste penne trasforma in soggetti ognuna di quelle donne oggetto. Fino a un certo punto, naturalmente.
Perché chi pratica una professione la cui definizione suona come un insulto, si esprime solo da dietro un vetro smerigliato, alla luce di una candela ballerina, a volte di profilo. Per questo Francesca non si chiama davvero Francesca e Amanda è un'altra donna, mentre Daphne porta il nome di qualcun altro. Sono le loro storie, non i loro nomi, ad essere autentiche. Schizzi impietosi di realtà che oggi, sempre meno discretamente, inzaccherano anche la nostra impeccabile divisa sociale. Storie, incubi che hanno cominciato a invadere il mio quotidiano una decina di anni fa quando scoprii, nell'ambito del mio lavoro di giornalista, che il Ticino non è solo "terra d'artisti" ma anche landa di schiave. Donne comperate, sfruttate, usate. CORPI. Ma non solo. Quei corpi hanno speranze e progetti e determinazione e rabbia. Il progetto di una casa per la famiglia o i soldi per le cure alla madre malata di cancro. Progetti che ripagano le umiliazioni, almeno in parte, e la paura perennemente appiccicata alla pelle, logorante compagna di vita. Paura del cliente violento, del magnaccia, ma anche della polizia che se ti prende ti butta fuori e allora addio futuro, addio speranze, addio progetti. Resta solo il cancro.
Queste donne sono vittime di leggi che non tutelano gli esseri umani che esse sono; le puniscono invece come criminali e a volte persino peggio dei criminali. Leggete per credere.
Nelle prossime pagine troverai, lettore, una realtà che buona parte dei nostri politici ama nascondere, su cui glissa in ammalianti esercizi di retorica. Tu parli di schiave, loro rispondono "badanti". Ci riprovi menzionando il dolore e "puf!", spariscono per riapparire scondinzolanti alla ricerca di un voto. Quello di qualcun altro.
CORPI è una tavola rotonda senza cavalieri e lontano dalle urne che contano. Una tavola di carta attorno alla quale tutti possono accomodarsi e, chi lo desidera, fermarsi a constatare i danni, a cercare di capire cosa è successo. Forse, ognuno per sé o magari tutti assieme, si potrà così ripartire alla ricerca della nostra umanità perduta.
Senza farsi troppe illusioni.
Michel Venturelli
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